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03/07/1993Vini L'acquavite nella fornace
Distilleria Giovi

La sede è a Fondachello Valdina, un pesino siciliano alle porte di Milazzo. Ma chi va a cercarci la distilleria Giovi si convince di aver sbagliato indirizzo: lì c’è soltanto una grossa fornace. E che c’entrano i mattoni con la grappa? Invece è proprio lì che Giovanni La Fauci vive fino in fondo il proprio sdoppiamento di personalità: ultimo rappresentante d’una dinastia di produttori di laterizi, ha da sempre la passione dell’alambicco. Fin da ragazzo, il suo hobby preferito è stato quello di distillare. Il che non gli ha impedito di dedicare il proprio impegno anche all’azienda di famiglia:due anni fa, anzi, suo padre Rocco gli ha passato la mano, e da allora è amministratore delegato della srl La Radice La Fauci & C, impresa che fattura 4,5 miliardi di lire all’anno. In una terra come la Sicilia, che non ha mai avuto una grande tradizione d’acquaviti, La Fauci è un completo autodidatta: ho imparato leggendo e provando, racconta, come si faceva una volta. Nel suo caso è stato un vantaggio, perché così ha imparato anche a costruirsi da solo gli alambicchi: è forse l’unico distillatore in grado di modificare l’impianto con le proprie mani per adeguarlo alle esigenze che si manifestano man mano. La svolta è avvenuta grazie all’incontro con Carlo Hauner, vignaiolo che produce la miglior Malvasia delle Lipari. Stanco di distillare le modeste vinacce che raccoglieva tra i contadini, La Fauci gli si era rivolto per avere le sue, e Hauner gliele aveva date, incuriosito da quel giovane che si era inventato grappaiolo in un paesino marinaro del Messinese. Gli aveva solo chiesto, in cambio, due o tre bottiglie dell’acquavite che ne avrebbe ricavato. E queste erano talmente entusiasmanti che Hauner decise di esordire sul mercato con la propria grappa e ne affidò la distillazione a quel giovane sconosciuto. A quel punto, sei anni fa, ho dovuto trasformare quello che era un impianto hobbistico in una vera e propria distilleria, racconta La Fauci. Che però non si è fatto frastornare: fedele al proprio ideale di qualità, l’accesso ai suoi alambicchi lo ha sempre concesso esclusivamente alle migliori vinacce dell’isola. Ha distillato quelle della COS, la piccola azienda che produce uno straordinario Frappato di Vittoria, e quelle di Marco De Bartoli, il vignaiolo che con il suo Vecchio Samperi ha reinventato il Marsala. Oltre all’attività per conto terzi, La Fauci ha però intrapreso anche una produzione diretta: distilla e vende una serie di acquaviti di frutta che sul paino tecnico non hanno niente da invidiare a quelle dell’Alsazia e della Foresta Nera, e in più hanno il fascino degli aromi dei frutti mediterranei: pere, mele e ciliegie dell’Etna, albicocche, pesche e prugne del Messinese. La cura maniacale del distillatore, che modifica continuamente le attrezzature perché mantengano inalterati e profumi e i sapori, La Fauci l’ha trasferita anche nella ricerca della materia prima: ha identificato le zone più vocate alla coltivazione del frutto e ha scelto le piantagioni dove non si usano né fitofarmaci né antiparassitari. E dove queste erano abbandonate, ne ha letteralmente stimolato la rinascita. A Condrò, una piccola località che domina il golfo di Milazzo, è stato lui a convincere i contadini a produrre nuovamente le albicocche ormai rifiutate dal mercato perché troppo piccole, ma ricche di ineguagliabili profumi. Tanta dedizione è stata premiata: Regaleali, una delle aziende più prestigiose della Sicilia, ha affidato a La Fauci la produzione delle grappe dei suoi vini più importanti: il Rosso del Conte e lo Chardonnay. E Regaleali è un’azienda che vende in tutto il mondo.
(Milano Finanza sabato 3 Luglio 1993 di Cesare Pillon)